Qual è il futuro del settore avicolo? Riuscirà a diventare sempre più sostenibile?

Qual è il futuro del settore avicolo? Riuscirà a diventare sempre più sostenibile?

Negli ultimi anni sono stati raggiunti risultati importanti, grazie alla “filiera integrata”: lo racconta Nomisma in uno studio commissionato da Unaitalia, associazione di categoria di cui Amadori è parte

L’evoluzione organizzativa del settore avicolo verso un modello integrato, costituito da pochi operatori di medie e grandi dimensioni che coinvolgono una moltitudine di imprese agroalimentari fortemente integrate lungo la filiera, è alla base del trend positivo che nell’ultimo decennio ha caratterizzato il valore della produzione avicola nel nostro Paese. La ricchezza prodotta dagli allevamenti della filiera - pari a 4,2 miliardi di euro nel 2015 – ha registrato un sensibile aumento (+27%) nel periodo 2009-2015.
L’integrazione di filiera adottata dall’avicoltura italiana offre grandi vantaggi agli allevatori, che possono beneficiare di garanzie non sempre presenti in altri settori. Parliamo di circa 18.500 allevamenti che impiegano 38.500 addetti, con produzione e occupazione in gran parte concentrati in 6.000 allevamenti professionali con almeno 250 capi.
La fase della trasformazione è assicurata da circa 1.600 imprese agroindustriali, che danno lavoro a circa 25.500 addetti e che grazie alla filiera integrata possono contare su una base produttiva stabile.
I sistemi di autocontrollo delle aziende si integrano con le attività ispettive di monitoraggio e analisi delle autorità sanitarie pubbliche assicurate da oltre 4.500 veterinari pubblici presenti sul territorio nazionale.

Un esempio virtuoso di questa filiera è il Piano nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario e la lotta all’antibiotico-resistenza in avicoltura: il piano, varato nel luglio 2015, ha carattere volontario, mira ad un uso razionale degli antibiotici in avicoltura per limitare l’insorgere di fenomeni di resistenza ed ha come obiettivo la riduzione dell’impiego di antibiotici negli allevamenti avicoli aderenti. L’obiettivo era di ridurre del 15% (rispetto al dato 2011) il consumo totale di antibiotici entro il 2015, e di arrivare a meno 40% nel 2018. L’obiettivo 2018 è stato già praticamente raggiunto, con una riduzione dell’indicatore di consumo per l’anno 2015 rispetto al 2011 del 39,95%.

Il modello avicolo italiano rappresenta anche un valido strumento attraverso il quale è stato possibile sviluppare efficacemente le migliori pratiche per il benessere animale e diffonderle su ampia scala all’intera filiera: dall’adozione della ventilazione forzata ai fini di garantire un buon ricambio d’aria negli allevamenti, alle soluzioni adottate dalle aziende avicole italiane per migliorare il benessere degli animali durante il trasporto e ridurne lo stress. Ad esempio, la forte specializzazione geografica dell’avicoltura italiana (con allevamenti localizzati a breve distanza dagli impianti di macellazione) consente tempi medi di trasporto degli animali compresi tra le due e le quattro ore, una tempistica nettamente inferiore rispetto a quella massima (12 ore) prevista dalla normativa di riferimento.

Per saperne di più: http://www.unaitalia.com/UNAITALIAINFORMA/listacategorie/TabId/204/ArtMID/724/ArticleID/4787/Filiera-integrata-un-modello-vincente-per-le-sfide-della-zootecnia-italiana.aspx