Antibiotici: -50% nell'ultimo anno nella filiera pollo

Antibiotici: -50% nell'ultimo anno nella filiera pollo
Antibiotici: -50% nell'ultimo anno nella filiera pollo

Antibiotici solo a scopo curativo e mai come promotori della crescita: nel 2016 Amadori ha ridotto l'uso di antibiotici del 50% nella filiera pollo e del 30% nella filiera tacchino (dati validati CSQA) e ha adottato la ricetta elettronica in via sperimentale in Abruzzo e Lombardia

Amadori ricorre all’uso di antibiotici solo nei casi ove sia strettamente necessario, secondo i limiti e sotto i vincoli imposti dalla vigente normativa, con l’unico scopo di garantire la salute e il benessere animale.
L’azienda ha da tempo definito un puntuale sistema interno di monitoraggio e controllo per tracciare l’impiego di qualsiasi antimicrobico nei propri allevamenti, con l’obiettivo di limitare e ridurre l'utilizzo degli antibiotici.
Siamo stati tra i principali promotori del “Piano Nazionale per l’uso responsabile del farmaco veterinario e la lotta all’antibiotico-resistenza in avicoltura” emanato dal Ministero nel luglio 2015, e le azioni intraprese in questi anni in Amadori (miglioramento degli allevamenti, formazione, monitoraggio e autocontrollo) ci ha permesso di ridurre l’uso degli antibiotici del 50% nell'ultimo anno nella filiera pollo e del 30% nella filiera del tacchino (dati validati CSQA).
Negli allevamenti in Abruzzo e in Lombardia abbiamo  adottato in via sperimentale la ricetta elettronica, che permette di monitorare in tempo reale l'uso degli antimicrobici.
Nel caso di uso di antibiotici, nel rispetto del benessere animale, gli animali vengono avviati alla macellazione solo dopo il superamento del tempo di sospensione previsto, condizione che viene puntualmente verificata dai veterinari pubblici, sia in allevamento, sia in fase di macellazione: la nostra scelta è quella di aggiungere sempre almeno un giorno al tempo minimo di sospensione previsto dalla legge.
Da febbraio 2017 il pollo Campese Amadori, allevato all’aperto, già presente sul mercato da oltre 15 anni, è allevato senza uso di antibiotici: un risultato straordinario, non solo per rispondere ai bisogni emergenti dei consumatori, ma anche per contribuire al contrasto del fenomeno sanitario dell’antibiotico-resistenza. Il Campese è una razza allevata all’aperto, particolarmente rustica e a lento accrescimento, alimentato con mangime no OGM e vegetale, senza farine e grassi di origine animale. Gli allevamenti, circa un centinaio, si trovano in Puglia. Tutte queste caratteristiche ci hanno permesso di eliminare completamente l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti del Campese, come certificato da un ente terzo (CSQA).